DAD E DADDY, L’EMOZIONE DEL GIORNO CHE VERRÀ

Londra, 18 Agosto 2010

Quando ci conosceremo avrai già avuto un nome. Chissà che bel nome! E tu come sarai, chissà dietro quel nome che bimbo monello si nasconderà?

Provo tanta emozione al pensiero del giorno che verrà. Già immagino la timidezza dei primi momenti assieme, ma ti abituerai presto, bimbo mio, perché sarà l’amore ad accompagnare il nostro viaggio. Penso a quando passeggeremo nei parchi, e il solo pensiero mi riempie il cuore di gioia infinita. E le tue prime cotte, che emozione! Non ti nasconderò mai la tua adozione, essere stati adottati non è una vergogna, sei stato un figlio voluto, Dio ti ha messo al mondo perché tu sia felice.

Sarai un figlio speciale, amato. Perché non tutti hanno due padri. Per te, saremo Dad e Daddy. Daddy sarà un bravo papà, te lo prometto. Te lo prometto perché sarò io a scegliere la persona con cui condividerò l’amore per te, per la nostra famiglia. Avremo tanto da insegnarti, ti educheremo all’importanza dell’amore per se stessi e per il prossimo. Alla responsabilità di prendersi cura dei propri sogni. Ti educherò al concetto sensato di rispetto, che non è sinonimo di sottomissione ma di accettazione di un pensiero diverso dal nostro. Ti racconterò la storia della mia vita e quella di Daddy, della nostra infanzia, di quando ci siamo incontrati la prima volta.

Non ti farò crescere in Italia, perché il paese in cui Dad è cresciuto, per quanto meraviglioso possa essere, non ha compreso che l’individualità è la fonte più pura dell’autoespressione. Non sarai un figlio infelice ma completo! Torneremo in Italia per le vacanze, perché l’Italia è un paese magnifico, ricco di storia e di cultura, che voglio tu conosca. Perché è un paese che Dad ama.

Ci saranno i tuoi nonni ad accoglierti, che non si vergogneranno di te bimbo mio, non lo faranno mai, combatteranno il loro pregiudizio e il parere della gente appena vedranno il tuo dolce visetto. Appena capiranno che bimbo monello e pieno di vita sei. Perché conosco il cuore di tua nonna e l’amore di una madre è grande, tanto! E al sol pensiero di ciò mi vengono le lacrime agli occhi. Vi immagino seduti a giocare insieme, o ancora immagino te mentre dormi sul lettone dei nonni mentre io e mia madre beviamo un caffè parlando in cucina. E tu nel dormiveglia ascolterai le nostre voci che daranno tranquillità ai tuoi sogni, così come accadeva a me quando ero bambino, in quel tepore familiare, prima di abbandonare la mia famiglia e iniziare il mio percorso di crescita lontano dalla mia terra. Avrai tanti compagni con cui giocare, non sarai un bimbo solo perché per Dad la famiglia e gli amici, il vivere in società sono importanti.

Ti insegnerò che confrontarsi con gli altri non vuol dire essere come gli altri e che essere cocciuti, fermi sulle proprie idee, non porta mai nulla di costruttivo. Ti insegnerò che ammettere i propri sbagli, cambiare idea è sintomo di grande intelligenza. Solo gli stolti non cambiano mai parere. Ti permetterò di fare tanti errori, accetterò ogni tuo sbaglio perché Dad ha compreso che sbagliare è importante per crescere. Soffrire è importante per diventare belle persone e io voglio che tu lo sia. Volersi bene, rispettarsi, ascoltarsi, lottare per i propri ideali è importante. Ti insegnerò tanto bimbo mio, perché quando sarai grande voglio che tu sia in grado di essere uomo, ma molte di queste cose saranno sentimenti ed emozioni che maturerai dalle tue esperienze personali, dalla tua crescita individuale.

Sicuramente cresceremo insieme, non si finisce mai di migliorarsi e di imparare, non si finisce mai di diventare belle persone. Io con i miei trent’anni ho appena deciso di farlo, e voglio iniziare a sentirmi tale volendomi bene. Capiterà tante volte che mi vedrai piangere, perché Dad ha un cuore debole. E se mai sentirai che Daddy e io litigheremo, non dovrai aver paura, perché anche quello è volersi bene, è cercare di capirsi, anche quello in modo assurdo serve a essere felici. Posso farti mille promesse, posso scrivere mille cose oggi, in questo momento che sto seduto col mio tè a Islington mentre fuori piove.

Posso prometterti che sarò un bravo genitore, ma non so se sarà cosi. Anche il più bravo dei genitori è odiato e poi amato dai propri figli. Non è detto che avremo gli stessi punti di vista o le stesse opinioni ma cercheremo di capirci. Forse non sarò il bravo padre che credo. Ma chi stabilisce quando un genitore è capace di fare il suo dovere? Siamo tutti risultato delle esperienze precedenti, siamo tutti nati figli.

Dad oggi mentre scrive è felice, attende l’emozione del giorno che verrà.

Alessandro Martini

Mamma la vita mi ha insegnato molto più di quanto tu abbia potuto fare

Londra, 17 maggio 2010

Mamma, sono diventato egoista. La mia continua insoddisfazione mi ha trasformato. Mi ha fatto iniziare a viaggiare lontano, sempre più lontano. Prima Perugia, poi Londra e ora penso già all’America. Sto bene con me stesso mamma, tanto! Mi volto indietro, e mi accorgo che in questi ultimi dodici mesi sono stato solo. Era ovvio che non avreste potuto aiutarmi a realizzare i miei sogni, ma sono arrabbiato perché me lo avete proibito.

Mamma, ti voglio bene, ma la vita mi ha insegnato molto più di quanto tu abbia potuto fare. Mi hai trasmesso valori autentici, importanti, ma non sufficienti per vivere. La speranza non è nel futuro, son cresciuto ripetendomi: «Un giorno sarò felice», ma il tempo passava e il dunque non arrivava.

L’umiltà a poco serve se rinunci all’ambizione, ti rende un fallito. E il male mamma? Il male va affrontato, non allontanato. Non possiamo tenere le persone che amiamo lontano dal male, ma possiamo aiutarle ad affrontarlo, stando loro vicino. Nella vita gli errori vanno commessi, per poter dire: «Ci ho provato», per poter capire se quella che stavo percorrendo era la strada giusta da seguire. Dietro a uno sbaglio si possono aprire altre porte. Siamo tutti alla ricerca di noi stessi, siamo tutti diversi, unici, speciali.

La mia più grande colpa è stata quella di non osare, la mia paura di essere solo. Me lo
Quando a trent’anni decisi di smettere di sopravvivere, tu eri la mia confidente mamma, ma eri così amorevolmente preoccupata del tuo figlio lontano che non mi hai mai dato una parola di conforto, ritenendo i miei desideri folli. Non volendo, mi hai sempre ostacolato e io sono dovuto partire per mete sempre più lontane, pur di non ascoltarti.ricordavi sempre e ciò mi faceva sentire impotente, sbagliato. Nessuno avrebbe potuto rimediare ai miei guai, prendersi cura di me, ma così facendo sono divenuto schiavo della vita, del lavoro, dell’amore  per paura! Questa non è vita.

Non possiamo sempre adeguarci mamma, questo non è vivere. Tu e papà mi volevate architetto, mentre io volevo diventare illustratore. Non mi hai mai incoraggiato. Le tue parole erano: «Siamo poveri, quella è una strada che possono percorrere solo le persone che hanno i soldi, e poi ci sarà sempre qualcuno più bravo di te pronto a fregarti il posto.»

Lo ricordo quel discorso, avevo diciott’anni ed eravamo nella tua camera da letto. Nemmeno un mese dopo sono andato a studiare lontano da casa e mi sono sentito finalmente libero. Mi hai educato all’amore come prova di sacrificio e dedizione alla persona che ti sta accanto. Ho provato questo sentimento. Questo è un sentimento puro mamma, bellissimo, ma ti sei scordata di insegnarmi che l’amore e il rispetto per sé stessi rimangono i valori più importanti. E io mi ero perso. Non trovando quello che cercavo son partito ancora una volta, verso l’Inghilterra. Qui, alla soglia dei miei trent’anni, mi sto educando a osservare la vita, ma la cosa più difficile è imparare a perdonarmi.

È difficile mamma, tu ti sei mai perdonata?

Non ho nulla da rimproverarti, perché per me sei speciale, ma ti sei sempre dimenticata di volerti bene e questo mi ha sempre fatto tanta rabbia, mi ha reso un figlio infelice. Forse è questo che non ti ho mai perdonato, forse è questo il motivo dei miei sbalzi d’umore con te. Tante volte ti ho fatto capire che per essere felici bisogna fare delle scelte, affrontare la vita e non adeguarsi agli eventi e alle circostanze. La vita nasconde a volte tanta magia, non è solo sacrificio.

Siamo simili mamma, tanto simili da farmi paura. Io non voglio essere come te, voglio sbagliare, voglio sognare. Detesto il pensiero che la mia felicità sia determinata da un’altra persona. Se non amo me stesso chi potrebbe amarmi?

Chissà che figlio volevi mamma. Tu e papà eravate così felici quando sono nato, me lo raccontavi sempre per farmi sentire amato. Papà, quando seppe che ero un maschietto, andò al bar del quartiere e offrì da bere a tutti. Mi volevate così tanto bene che vi siete dimenticati di prendervi cura di me, tanto che sono cresciuto per strada, perché la strada era meno pericolosa dei parenti di papà.

Voglio fare cazzate, voglio ridere, voglio amare, voglio avere tanti amici e sognare, mamma, sognare tanto. Tu non hai mai visto il mondo e non hai idea di quanta bella gente si incontri viaggiando. Fino a oggi non sono riuscito a prendermi cura di me e del mio sogno perché troppo sottomesso alla paura di non esserne capace, dall’ansia di star perdendo tempo. O forse, perché il bambino dentro me voleva che fossi tu a prenderti cura di lui, a dargli il permesso di sognare.

Sentirmi autorizzato a essere felice. È orribile.

Adesso voglio imparare a fare tante cose, come ora, a fare il nodo alla cravatta, da un papà virtuale e presente trovato su Youtube. Voglio anche sedermi alla scrivania e iniziare a disegnare, piano piano. Tratto dopo tratto. Senza che nessuno mi picchi o molesti i miei desideri. Ho un dono mamma, un dono che non avete mai compreso. Tuo figlio non era diverso bensì speciale, e questo ancora non l’hai capito.

Ho perdonato la vita, perché mi ha reso quello che sono oggi. Mi piace il modo in cui sto diventando uomo. Perché le brutture del passato mi hanno reso una persona sensibile, capace di vedere e percepire cose che inizio ad apprezzare. Sono diventato uno scrittore, ma tu non te ne sei mai accorta e a volte sembra che te ne vergogni. Essere scrittore non è un lavoro, è Essere. Chissà, magari ho iniziato a scrivere proprio perché avevo bisogno di essere ascoltato.

Avevo bisogno di scrivere, di sfogarmi un po’, di riflettere. Chissà che starai facendo ora? È una settimana che non ti sento. A Londra sono le ventuno, in Italia le ventidue e tu starai finendo di lavare i piatti prima di andare a letto e ringraziare Dio che anche questa giornata sia finita. Avrò riversato tutti i miei sentimenti in modo confuso su questo foglio, pieno di errori, come sempre. Li accumulo perché mi portino a riflettere. Ed ecco che, scrivendo, ho compreso che ho una cosa importante da fare, da imparare, affidarmi alla vita facendone parte.

Non è facile, ma sarà il mio nuovo obiettivo, per costruire un me stesso lontano dai tuoi insegnamenti, dalle costrizioni della società. Un qualcosa che va al di là di tutto. È difficile ascoltarsi mamma, a me fa paura. Ma voglio farlo perché merito tanto. Perché voglio iniziare a prendermi cura di me stesso.

Ho ricevuto una grande lezione di vita, ho compreso che quello che siamo dipende sempre dalle scelte che facciamo. E io, abbandonando il demone della paura chiamato fallimento sento d’aver fatto la scelta giusta. Se non proviamo, se non osiamo come possiamo dare occasione alla vita di renderci felici?

Tuo figlio Alessandro

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A big man in a big world


Novembre 2009

E così sono arrivato a Londra. Sarà dura, difficile, ma sono qui. La svolta della mia vita, allo scoccare dei trent’anni. La più grande difficoltà era solo quella di decidere e comprendere che se si vuole essere felici non bisogna accontentarsi. Ho bisogno di più, ho sempre avuto bisogno di più. Sono attorniato in questa città da gente come me, in cui finalmente mi rispecchio. Gente che è partita con sogni e desideri da realizzare, non seguendo il mito della grande città. Per la prima volta nella mia vita so cosa voglio. Comincio a comprendere il percorso da compiere. Per vivere.

Tu come stai?! Mi hai dato una gran forza prima di partire, mi hai abbracciato e mi hai detto: ‹‹Andrà tutto bene››, me lo hai promesso! Sei morta dall’altra parte dell’Italia proprio in quel momento, quando ero sdraiato sul letto, e ho sentito il calore del tuo essere che mi avvolgeva, prima di volartene via. Quanto sono stato fortunato a conoscerti nonna, che donna meravigliosa che eri. Sempre col sorriso, con gli occhi pieni di gioia e di vita con i tuoi novanta e passa anni. E mi dicevi sempre: ‹‹Trovati una brava ragazza e sii felice, ma una brava, non una qualsiasi›› e io sorridendo, ti rispondevo: ‹‹Ok nonna, lo farò!››

Son volato via anche per questo, per crearmi la mia famiglia!

Quando ci siamo incontrati la prima volta mi hai donato quel copriletto di filo fatto con le tue mani, lo avevi ricamato appena hai saputo della mia nascita, sapendo che un giorno ci saremmo conosciuti! Ci siamo incontrati troppo tardi, mi sarebbe piaciuto averti avuto accanto nella mia crescita. Invece ho atteso di essere maturo, lottando contro l’ignoranza e il pregiudizio per farti riabbracciare tua figlia dopo trenta anni. Ed è stato il giorno più bello della mia vita. Ed è stato il giorno in cui per la prima volta ho maneggiato il destino avverso della vita,

trasformando le occasioni in possibilità, giocando d’astuzia e con determinazione.

E io? eccomi a trenta anni volato via da Perugia alla volta dell’Inghilterra, rispondendo alla chiamata della vita, per darle l’occasione di meravigliarmi ancora, per viverla con passione, cosi come è nella mia natura. Sono partito non conoscendo la lingua, con la mia voglia di diventare uno scrittore affermato e lavorare in un museo. Ho venduto tutto quello che avevo, ho lasciato i miei amici comprendendo, grazie a chi mi stava accanto, che io ero degno di essere amato. Questo mi ha dato forza. Sai nonna… Prima della partenza, ho ripercorso la mia vita e la nostra storia ricopiando i diari adolescenziali che avevo gelosamente conservato. Ho compreso che sono uno scrittore, e come tale, ho la possibilità di vivere due volte.

Quanto è assurda la vita, quanto è bella la vita! Stampato, letto e riletto, il riassunto del percorso della mia esistenza, ho volutamente lasciato quel libro sul tavolo della cucina a Perugia. Non aveva senso portarlo in viaggio con me. Questa storia ormai fa parte del mio passato. Approdato a Londra come lo Spaventapasseri, compagno di Dorothy nel Regno di Oz, ho un nuovo percorso esistenziale da compiere, una strada di mattoncini gialli da seguire. Ancora qualcosa da creare nonna, un futuro da condividere con nuova gente, nuovi amici, emozioni da provare! Mi sento me stesso nonna, mi sento libero di esprimermi senza vergogna. Sai, in Inghilterra leggono molto, mi hanno detto che è un modo per sfuggire dal caos che li avvolge, dal trantran giornaliero… e io sogno, sogno che un giorno in metro possa vedere la gente che legge un mio libro o un mio fumetto. Quello che siamo dipende sempre dalle scelte che facciamo. E io, abbandonando il demone della paura chiamato “Fallimento” sento d’aver fatto la scelta giusta. Se non “proviamo”, se non “osiamo” come possiamo dare occasione alla vita di renderci felici? Sono felice nonna, la passione del vivere aleggia nell’aria qui. Sono felice perché so che andrà bene. Perché so che me lo hai promesso!

La vita è difficile… ma è interessante!